Valle d'Aosta 360 Aosta

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Valle d'Aosta 360 Aosta

un tour virtuale a 360° attraverso la Valle d'Aosta

DETTAGLI

  • Belvedere (Ingurua)

    Il castello si presenta come un agglomerato di più corpi di fabbrica dislocati all’interno di un recinto fortificato che segue l’andamento naturale di una impervia balza rocciosa.Il donjon, fondato sul punto più alto del roccione, la disposizione funzionale dei singoli edifici, l’esistenza della cappella ed il sinuoso percorso interno di collegamento denunciano un impianto fortificato di tipo primitivo o germanico, anche se le attuali emergenze architettoniche riportano a periodi più recenti, come pure le prime fonti narrative, che fanno risalire l’origine alla fine del XII secolo (1185 circa). Dopo la morte di Enrico di Quart, avvenuta nel 1377, il castello e il feudo passarono ai Savoia che lo cedettero nel 1550 a Filiberto Laschis, il quale lo rivendette quasi immediatamente ai Balbis. Nel XVII secolo il castello appartenne prima al conte Nicola Coardo e infine ai Perrone di San Martino che lo donarono al Comune di Quart nel 1800.

  • Entrata al castello (Puntua)

    Il castello di Quart sorge su un’alta balza rocciosa e si presenta come un maestoso complesso di più corpi di fabbrica all’interno di una cinta fortificata. L’impianto originario era costituito da un torrione (donjon) cinto da mura, risalente alla fine dell’XI secolo; i Signori di Quart nel corso del tempo aggiunsero la cappella e la costruzione detta “Magna Aula”, mentre sotto il dominio dei Savoia vennero realizzati ampliamenti significativi con edifici residenziali. Negli interni sono presenti elementi decorativi di differenti epoche; tra i più significativi si segnalano i dipinti del donjon, della fine del XIII secolo, gli affreschi nella “Magna Aula”; della seconda metà del Trecento, i frammenti di dipinti murali, di XIII e XVI secolo, rinvenuti durante gli scavi della cappella, nel 1606 ricostruita e ornata con elementi in stucco. Attualmente il castello non è visitabile perché oggetto di restauro. CONTATTI Castello di Quart Località Castello 11020 QUART (AO) Telefono: 0165275968 Assessorato Istruzione e Cultura - Direzione promozione beni e attività culturali Piazza Deffeyes 1 11100 AOSTA (AO) Telefono: 0165273297 Internet: www.regione.vda.it

  • Les dentelliere de c... ... (Ingurua)

    La lavorazione del pizzo al tombolo sarebbe stata importata nel XVI secolo, ma i vari disegni sono sicuramente di origine locale, legata all’ambiente e alla fauna, senza uno schema preciso. La larghezza del pizzo varia in apporto al numero dei fuselli impiegati. Il filo usato è il lino, di colore naturale, talvolta candeggiato per renderlo più bianco.

  • Rafting (Ingurua)

    Il rafting è il mezzo più semplice e divertente per avere un primo contatto con il fiume. Che voi siate tra amici, colleghi o in famiglia la guida vi accompagnerà sul gommone sui tratti di fiume più adatti e potrete vivere l'emozione di percorrere da subito le più belle rapide in sicurezza.

  • Castello gamba (Ingurua)

    La scelta di destinare a sede espositiva il castello ha consentito all’Amministrazione regionale di offrire alla pubblica fruizione la sua ricca collezione di arte moderna e contemporanea: un patrimonio che conta oggi più di 1.200 opere fra pittura, scultura, grafica e fotografia, e che si è costituito a partire dal 1948 sia grazie a doni, premi-acquisto e iniziative mecenatizie, sia per mezzo di acquisti sul mercato dell'arte.  Un nucleo significativo di lavori proviene dalla raccolta della SITAV, la società di gestione del Casino de la Vallée di Saint-Vincent, che dal '48 ai primi anni Ottanta contribuì a vivacizzare il clima culturale della Valle promuovendo eventi espositivi di grande prestigio, aggiornati alle tendenze artistiche più moderne. 

  • Il parco (Ingurua)

    Su una superficie totale di 50.400 metri quadrati, con circa 17.000 metri quadrati di prati e 33.000 tra boschi, rocce e vialetti, il bellissimo parco del Castello Gamba di Châtillon, concepito agli inizi del '900, in un progetto organico con la dimora, valorizza il castello stesso e arricchisce dal punto di vista paesaggistico tutta la zona circostante. Questa amena isola verde è un insieme armonioso di viali, rocce montonate levigate dal ghiacciaio, prati e boschi. È un tipico parco “all’inglese”, caratterizzato da una forte connotazione paesaggistica e naturalistica, che circonda il vecchio maniero e si estende dolcemente verso Nord-Ovest guardando verso la piana di Aosta, mentre verso Sud il versante si fa più impervio e roccioso.

  • Fiera di st'orso (Ingurua)

    Ogni anno, il 30 e 31 gennaio, artisti e artigiani valdostani espongono con orgoglio i frutti del proprio lavoro alla fiera di Sant’Orso, lungo le vie del centro di Aosta.Nel Medio Evo la fiera si svolgeva nel Borgo di Aosta, in quell’area circostante la Collegiata che porta il nome di Sant’Orso. Racconti leggendari narrano che tutto ha avuto inizio proprio di fronte la chiesa dove il Santo, vissuto anteriormente al IX secolo, sarebbe stato solito distribuire ai poveri indumenti e “sabot”, tipiche calzature in legno ancora oggi presentate alla fiera. Ora è tutto il centro cittadino a essere coinvolto nella manifestazione, all’interno e a fianco della cinta muraria romana.

  • Porte praetoriane (Puntua)

    Il monumento si trova tra via Sant’Anselmo e via Porta Praetoria. Situata nella parte orientale delle mura, era l’accesso principale alla città di Augusta Praetoria, edificata nel 25 a.C. dopo la sconfitta dei Salassi ad opera di Terenzio Varrone. Era dotata di tre aperture, ancor oggi visibili: quella centrale per i carri e quelle laterali per i pedoni. L’area all’interno delle aperture era utilizzata come cortile d’armi; nella sua parte meridionale, il terreno è stato scavato fino a raggiungere il presunto livello del suolo in epoca romana (circa due metri al di sotto del livello attuale – la differenza è dovuta ai materiali traspostati dalle piene fluviali). Nelle aperture rivolte all’esterno sono ancora visibili le scanalature entro cui correvano le cancellate che di notte venivano calate. Nella facciata orientale sono ancora visibili alcune delle lastre di marmo che rivestivano l’intero monumento, che all’interno è costituito di blocchi di puddinga. Nel Medioevo fu addossata alla Porta Praetoria una cappella dedicata alla Santissima Trinità (ora non ne resta che una nicchia), da cui prese nome, per diversi secoli, anche la stessa Porta Praetoria.

  • Castello di ussel (Puntua)

    Il castello di Ussel, posto su un evidente e scosceso promontorio, incombe da sud sull’abitato di Châtillon.Costruito da Ebalo di Challant verso la metà del XIV secolo (dato confermato dall’analisi dendrocronologica), il Castello di Ussel rappresenta una svolta nell’architettura militare valdostana. Siamo infatti in presenza del primo esempio in Valle d’Aosta di castello monoblocco, ultima fase evolutiva del castello medievale, che segna il passaggio tra il contemporaneo castello di Fénis e le rigide forme di Verrès. Dopo essere passato più volte dagli Challant ai Savoia e viceversa, il castello venne utilizzato come prigione, fino al completo abbandono. Nel 1983 il barone Marcel Bich, dopo aver acquistato il castello dalla famiglia Passerin d’Entrèves, erede degli Challant, lo donò alla Regione, che ha provveduto al restauro e lo ha adibito a sede espositiva. 

  • Castello di saint-pi... ... (Puntua)

    L’edificio originario comprendeva due corpi distinti, la casa-forte e la torre, che vennero unificati solo successivamente con l’aggiunta di altre strutture destinate a usi civili e militari, secondo le esigenze e le possibilità dei proprietari che si sono succeduti nel tempo. Nel corso degli anni, il castello è appartenuto a diverse signorie. Nel 1321 una porzione del castello passò dai signori di Quart al Duca di Savoia. Tale co-signoria nel 1405 si estese anche alla famiglia Challant. I Roncas, che ne acquisirono l'intera proprietà all'inizio del Seicento, lo ampliarono e ne curarono gli arredi con gusto e magnificenza. Nei successivi passaggi di proprietà, il castello venne trascurato e solo nel 1873, l'ultimo proprietario, il barone Emanuele Bollati, operò importanti trasformazioni, curate dall’architetto Camillo Boggio. Egli, seguendo la cultura del restauro trasformativo dell’epoca, rinnovò il castello basandosi su una sua personale visione, a metà strada tra il romantico ed il decadente, forse ispirato ai castelli di Baviera. A lui si deve in particolare l’aggiunta delle quattro torrette angolari a pianta circolare aventi scopo puramente decorativo, che distinguono il castello di Saint-Pierre nel panorama architettonico medioevale valdostano.

  • Arco di augusto (Puntua)

    Appena passato il ponte sul torrente Buthier, lungo la strada che portava alla monumentale Porta Praetoria, principale via di accesso alla città romana, fu innalzato l’arco onorario dedicato all’imperatore Augusto. Si trattava di un segno eloquente della presenza e della potenza di Roma che nel 25 a.C. aveva definitivamente sconfitto il popolo dei Salassi e fondato la nuova colonia.L’arco, che si caratterizza per la sua severa imponenza, tipica dell’architettura del tardo periodo repubblicano, è a un solo fornice a tutto sesto, largo metri 8,29 come la strada che lo attraversava. I pilastri che lo fiancheggiano presentano ai quattro angoli delle semicolonne su basi attiche sormontate da capitelli corinzi, le stesse che scompartiscono le facciate e i lati. In origine queste superfici erano interrotte dai rilievi con probabile figurazione a trofei che erano collocati nelle quattro nicchie della facciata. Una trabeazione dorica a triglifi e metope chiude in alto quel che rimane del monumento, da secoli privo dell’attico sul quale era apposta, a lettere di bronzo, l’iscrizione dedicatoria. Nel medioevo l’Arco era denominato “Saint-Vout” da una immagine del Salvatore che vi era stata collocata e sostituita in seguito col Crocifisso. Nel 1716 il Conseil des Commis decise di preservare il monumento dalle infiltrazioni d’acqua ricoprendolo con un tetto d’ardesia. L’Arco fu definitivamente restaurato dal negli anni 1912-1913; uno scavo nelle sue vicinanze, risalente ai primi anni del ‘900, portò alla luce due grandi lettere in bronzo dorato, con tutta probabilità appartenenti all’iscrizione dedicatoria.